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Tour della Tasmania

È da un po’ che volevo raccontarvi la mia avventura in Tasmania e finalmente ho trovato del tempo per farlo.

Sebbene a primo impatto quest’isola a sud del continente australiano non sembri troppo diversa dallo stato del Victoria (dove attualmente vivo), con il passare dei giorni si è rivelata essere una vera e propria scoperta.

Mount Wellington

In Tasmania non esistono grandi metropoli come Melbourne o Sydney, Hobart (la capitale) infatti ha poco piu di 250mila abitanti.

Le vie del centro di questo ex insediamento inglese offrono un’interessante scorcio sul passato coloniale della città; ovunque si guardi si ereggono eleganti edifici dell’800 costruiti dai primi europei stabilitisi in Tasmania.

Hobart

Il porto è ricco di bar, ristoranti e ottimi takeaway di fish and chips che riusciranno a soddisfare anche il palato dei più esigenti. Ogni domenica poi, la città organizza un pittoresco mercato a base di prodotti locali quali: miele, dolci di vario genere, profumatissima frutta e verdura, liquori e curioso artigianato del posto.

Se infine vi volete dedicare all’arte moderna, potete salire a bordo di un futuristico catamarano con partenza dal porto e dirigervi al MONA (lettori veneti non ridete), un museo privato con opere di artisti provenienti da tutto il mondo*.

Mount Wellington

Siete venuti invece in Tasmania per i suoi paesaggi e la sua fauna? Allora per voi ci sono altre alternative! Tenete presente però, che sarà necessario noleggiare un auto o affidarsi ad un tour operator locale in quanto i trasporti pubblici dell’isola non sono molto frequenti.

Se siete alla ricerca di cascate, paesaggi mozzafiato o volete incontrare canguri e diavoli della Tasmania, queste a mio parere sono le opzioni più indicate con partenza da Hobart:

⁃ Le cascate del Mount Field National Park. Sono facilmente raggiungibili in macchina e richiedono una breve passeggiata (sono presenti gradinate) di 20 minuti per osservarle dagli appositi terrazzamenti. Se avete l’opportunità di scegliere il giorno dell’escursione, consiglio di andarci dopo alcune giornate di pioggia così che possiate apprezzarle in tutto il loro splendore.

⁃ Il panorama dal Mount Wellington. In questo caso non è richiesto alcuno sforzo fisico in quanto in una mezz’ora di macchina dal centro città potete arrivare sulla cima della montagna e godere di un’incredibile vista a 360 gradi su Hobart e la baia. Unici 2 consigli, andateci in una giornata limpida e in inverno fate attenzione alla neve perché ne potreste trovare un po’.

⁃ Il Diavolo della Tasmania al Bonorong Wildlife Sancuary. In questo centro, lo staff recupera animali feriti lungo le strade dell’isola e li riabilita alla vita selvatica. Durante il processo di recupero vengono utilizzati dai rangers per sensibilizzare i visitatori al rispetto della fauna locale e per parlare di queste meravigliose creature.

Diavolo della Tasmania

Come avrete capito, in Tasmania le attrazioni di certo non mancano, ognuno può trovare qualcosa che fa al proprio caso. Un tour di quest’isola è perfetto per tutti quelli che in Australia probabilmente ci sono già stati ed hanno voglia di vedere qualcosa di diverso; altrimenti per tutti coloro che non vogliono esplorare il classico continente australiano raccontato dai documentari in tv.

Spero questo blog risulti utile a quelli che tra di voi stanno progettando un viaggio in Australia, fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e se avete qualche domanda.

Buona giornata a tutti,

Edoardo, la tua guida in Australia.

*Alcune opere hanno un forte contenuto provocatorio, a mio parere non adatto a persone estremamente sensibili.

Visitare l’Australia

“Tu che sei italiano, nato e cresciuto in un paese ricco di cultura, tradizioni, arte ed architettura… Quando giri per l’Australia (che non ha molte cose simili all’Italia da offrire) come reagisci?”. Questa domanda mi è stata fatta di recente da un mio caro amico, ma immagino sia il pensiero di molti altri di voi. Ecco perché oggi vorrei fare una riflessione riguardo il viaggiare all’estero, in particolare verso destinazioni non europee.

Quando si arriva in Australia per la prima volta ci si rende conto sin dal volo in aereo che il paese in cui si sta per atterrare è completamente diverso da ciò a cui si è normalmente abituati. Sotto di te si stendono immensi deserti, ripide scogliere, aride distese d’erba e nessuna abitazione in vista per chilometri e chilometri; non si vedono grandi infrastrutture, solo tanta tanta natura.

Per migliaia di anni la popolazione aborigena ha vissuto in questa terra praticando minimi interventi all’ambiente circostante, adattando se stessa al ritmo degli elementi piuttosto che tentare il contrario. Non si è mai sviluppata una forte corrente culturale composta da: letteratura, architettura o arte come la intendiamo noi, perché forse qui non ce n’era il bisogno. È così che per 50mila anni (se non 70mila come altri testimoniano) poco è cambiato di generazione in generazione, fino a quando sono arrivati gli europei.

Con la colonizzazione inglese iniziata nel 1770, una parte di Europa (culturalmente e non solo, parlando) si è trasferita qui e con essa sono arrivati usi e tradizioni radicalmente diversi da quelli locali. I primi coloni ad arrivare furono per lo più galeotti, trascinati a forza dalla Gran Bretagna nel continente australiano. Potete capire come a queste persone poco importasse il fatto di poter leggere un libro o di godere delle arti occidentali; il pensiero più importante era quello di riuscire a costruirsi un’abitazione, trovare qualcosa con cui scaldarsi o di cui sfamarsi.

È con la scoperta dell’oro negli anni 30 dell’800 che le cose cominciano a cambiare. Da paese prettamente esportatore di lana, l’Australia diventa più autonoma dalla madre patria (Gran Bretagna) ed inizia ad investire di più nei suoi cittadini e città. È da questo momento che comincia a svilupparsi una cultura ad impronta europea e se volete “un’arte più facilmente interpretabile” da chi viene da un paese come l’Italia.

Il punto di tutto questo non è tanto capire come sono sviluppati gli insediamenti europei (di questo parleremo più avanti se vorrete), quanto il fatto che quando si viaggia all’estero non è saggio (e giusto) partire con aspettative simili al proprio paese d’origine perché ogni nazione si è sviluppata in modo diverso ed è in questa diversità che risiede la bellezza del posto.

Non sono le chiese in centro città, i musei d’arte occidentale o gli edifici in stile ottocentesco a rendere bella l’Australia; se si parte per quelli è meglio restare nella nostra cara Europa che ne è piena. Ciò che rende questo paese unico è il senso di avventura che si respira quando ci si mette piede. Hai solo voglia di salire in macchina e continuare a guidare all’infinito, di scoprire nuovi immensi paesaggi, i sorrisi della gente che ti sta attorno, gli animali unici di questo sconfinato continente. L’Australia è diversa da tutto ciò a cui siamo abituati, ed è proprio bella per questo.

La vita all’estero

Qualche settimana fa mi è capitato di leggere un interessante post sul vivere all’estero.

Ognuno ha la propria storia e le proprie motivazioni per prendere tale decisione, oggi però mi piacerebbe rendervi partecipi del mio punto di vista.

Sono ormai 4 anni che ho lasciato l’Italia per trasferirmi in Giappone prima e ora in Australia e spesso mi capita di riflettere sulla mia scelta.

Prima di intraprendere questo sentiero mi sentivo intrappolato in un paese che non mi rappresentava e che non aveva chiari progetti per i suoi cittadini. Non mi piaceva la disorganizzazione del sistema, il delirio politico, la brutta situazione economica italiana, per farla breve non vedevo per me un futuro nel paese in cui ero cresciuto. Così, dopo mesi, se non anni di pianificazione, mi sono deciso e ho prenotato un volo di sola andata per quella che sarebbe diventata la mia casa per alcuni anni, Tokyo.

Quando ci si trasferisce in una nazione con usi e costumi completamenti diversi ci si sente disorientati, tutto è nuovo e non si ha nessuno con cui parlare. Ci vuole del tempo per adattarsi, anni per diventare parte integrante del nuovo sistema. È un percorso in continua salita dove nessuno è disposto ad aiutarti perché tanto sei quello nuovo che non resisterà, quello che alla prima difficoltà mollerà tutto e tornerà al proprio paese d’origine. Si deve costantemente provare a se stessi e agli altri che si hanno tutte le carte in regola per potercela fare con le proprie forze.

Si passano mesi di miseria in cui si deve risparmiare ogni singolo centesimo per pagare l’affitto, fare la spesa o comprare le medicine quando si sta male. Non ci sono i genitori, la famiglia, gli amici al proprio fianco a sostenerti nei momenti di difficoltà perché mentre qui si è svegli a lavorare loro sono a letto a dormire (e viceversa).

Un giorno però le cose cambieranno. Il lavoro comincerà a sostenerti economicamente, ti farai delle nuove amicizie, troverai casa e, se sarai fortunato, una persona con cui condividere questa nuova vita assieme. Tutti gli sforzi e i sacrifici fatti per raggiungere la tua meta tanto sognata saranno ripagati e potrai finalmente rilassarti un po’.

Se dal mio canto io penso di essere vicino al raggiungimento di questi traguardi, tante altre persone hanno appena intrapreso questo percorso e credetemi, hanno bisogno del vostro sostegno.

Ciò che spero di avervi fatto capire in questo blog, è che vivere all’estero non è facile come molti vogliono farvi credere; come per tutte le cose ci sono aspetti positivi e negativi. Significa infatti guadagnare il paese dei propri sogni e la possibilità di ricominciare la propria vita da capo. Ma significa anche non poter rivedere i propri affetti ogni qual volta si vorrà, rinunciare al Natale in famiglia, al matrimonio del proprio amico d’infanzia.

Ricordate perciò che vivere all’estero non è una questione di fortuna ma è il risultato di tante scelte fatte da una persona con una forte determinazione.

Edoardo, la tua guida in Australia

Diamo forma al blog

Ciao a tutti e benvenuti a quelli che hanno da poco cominciato a leggere il blog.

Chi mi segue da tempo sa come ho impostato la mia pagina negli scorsi anni. Sono solito descrivere luoghi, dare consigli di viaggio e parlare di aspetti sociali a volte poco discussi; tutte cose che amo fare ma a cui vorrei dare nuova forma da ora in avanti.

Mi piacerebbe infatti sperimentare qualcosa di nuovo con voi.

Non voglio più limitarmi a descrivere e commentare destinazioni, ma vorrei sfruttare di più questa piattaforma per discutere di curiosità e aspetti dell’Australia che vi affascinano. Voglio rendervi partecipi in questo blog e per questo spero siate pronti a dare il vostro prezioso contributo!

Detto ciò cominciamo questo esperimento insieme. Vi chiedo quali sono i motivi per cui provate interesse per questa terra così lontana dalla nostra Italia. È la selvaggia natura dell’outback? È il buon vino prodotto grazie ad un incredibile clima? O è lo stile di vita australiano? Fatemi sapere nei commenti cosa ne pensate e cominciamo a scoprire insieme l’Australia!

Grazie a tutti per la collaborazione!

Edoardo, la tua guida in Australia

La tua guida in Australia

Che sia la volta buona? L’avevo promesso già diverso tempo fa che sarei tornato a scrivere su questo blog, ma poi il 2020 è arrivato e come tutti sappiamo, le nostre vite sono state stravolte. Oggi non sono qui però per parlare di questo, sono qui per dirvi che mi manca scrivere e che mi mancano alcuni rapporti che avevo sviluppato grazie a questo sito. 

È da più di un anno ormai che vivo qui in Australia (precisamente a Melbourne) e devo dire che, se inizialmente è stato difficile adattarmi ad uno stile di vita completamente diverso da quello che avevo in Giappone, ora sto bene e sono contento del mio percorso di vita. Quando mi sono trasferito avevo tanti progetti per la testa, alcuni sono falliti miseramente mentre altri sono stati messi in pausa per causa di forza maggiore. Quello che non mi è mai passato di mente però è il desiderio di cominciare un percorso di lavoro autonomo dove vi porto in viaggio con me in torno all’Australia. So a cosa state pensando adesso, “Edoardo, se solo potessi prendere un aereo non la finirei di viaggiare”, e non posso darvi torto. Ma con i tempi che corrono dobbiamo essere pazienti e soprattutto un po’ ottimisti. Un giorno potremo tutti tornare a fare quello che più ci piace e ci appassiona, e per quelli interessati all’Australia io sarò qui ad aspettarvi. Nel frattempo ci dobbiamo adattare a questo nuovo modo di vivere digitale, io nel mio piccolo cercherò di fare quel che posso per farvi esplorare questo paese così ricco di storia e di natura. 

Ci sentiamo presto,

Edoardo, la tua guida in Australia

Limitless

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Do we have full control of our lives?

I was thinking about that a few weeks ago while having a walk in downtown Melbourne.

More and more often I meet unhappy people, people who complain about how they never succeeded in their projects.

Each of us has a different story, with his own achievements and misadventures; but we all have something in common: we like to find excuses to belittle our failures and we like to blame someone else for what we failed to do.

For sure there are times when we don’t have the absolute control of the situation. How many times have we failed to finish an outdoor activity due to the bad weather? How often do we hear of people losing their jobs due to the difficult political and economic situation in their country? Or how many times have we heard of people who passed away due to an illness? These are all things we would never want to happen, but for these cases we can’t do much, maybe we can’t do anything…

However, this does not mean that every event of our life is out of our control. Have you decided to go to the gym to lose weight? Have you saved money for the next trip? Are you reading books to expand your knowledge and improve your job position? Perhaps we haven’t noticed it, but our days are made of choices, each one has different consequences and each contributes to forming that magical experience we call LIFE.

The greater the risk, the greater the result or the ruin can be. The fundamental thing is to know how to evaluate the possible outcomes of our decisions and to choose the best alternative for us.

This is what people sometimes forget, the fact that we have the power to choose, to create the life of our dreams even if with some imperfections. It’s too easy to blame something or someone else for our frustrations, it’s time to make a change in our lives.

Live for your goals, live a life without limits.

Thanks for reading!

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Abbiamo il pieno controllo della nostra vita? 

Ci stavo pensando qualche settimana fa mentre passeggiavo per il centro di Melbourne. 

Sempre più spesso mi capita di incontrare gente scontenta, persone che si lamentano di come non siano mai riuscite nei propri progetti. 

Ognuno di noi ha una storia diversa, con le proprie conquiste e le proprie disavventure; tutti però abbiamo una cosa che ci accomuna: la capacità di trovare scuse per sminuire i nostri insuccessi e di dare la colpa a qualcun altro per ciò che non siamo riusciti a fare.

Sono certo ci siano momenti in cui non abbiamo il controllo assoluto della situazione. Quante volte non siamo riusciti a completare un’attività all’aperto per il cattivo tempo? Quante volte sentiamo di povera gente che perde il lavoro per la difficile situazione politico economica del proprio paese? O quante volte abbiamo sentito di persone venute a mancare per una malattia? Sono tutte cose che non vorremmo che accadessero mai, ma per questi casi non possiamo fare molto, se non nulla… 

Questo non significa però che ogni evento della nostra vita sia fuori dal nostro controllo. Avete deciso di andare in palestra per perdere peso? Avete messo da parte dei soldi per il prossimo viaggio? State leggendo dei libri per ampliare le vostre conoscenze e migliorare la vostra posizione lavorativa? Forse non ce ne rendiamo conto ma le nostre giornate sono fatte di mille scelte, ognuna porta delle conseguenze diverse e ognuna contribuisce a formare quella magica esperienza che chiamiamo VITA.

Maggiore è il rischio che corriamo, maggiore è il risultato o la rovina che ci aspetta. La cosa fondamentale è saper valutare i possibili esiti delle nostre decisioni e scegliere le alterative che reputiamo migliori. 

È questo che la gente si dimentica a volte, il fatto che abbiamo il potere di scegliere, di creare la vita dei nostri sogni anche se con alcune imperfezioni. È troppo facile trovare la colpa delle nostre frustrazioni in qualcos’altro, è ora di dare una svolta alla nostra vita. 

Vivi per i tuoi obbiettivi, vivi una vita senza limiti.

Grazie per aver letto!

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It’s the end…

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Stop! It’s the end, it’s the end of a long period in which I overlooked myself, my passions, my priorities.

As you have noticed I disappeared for a long time, all the changes that were happening took possess of my life and I neglected the things that used to make me happy.

I made sacrifices that I would have never imagined, I gave up on many things, maybe too many and I lost a part of myself.

I’m pretty sure you all know that I left Japan and moved to Melbourne, in Australia. I did it because I was looking for new adventures and new experiences, my Japanese life was a the end of its journey and I decided to completely break the routine by flying to the other part of the world. You may think it was a crazy idea and I can’t deny it, but for me not risking means not living life at the best of its possibilities. I don’t want a day, to look back and regret I haven’t tried to do what I believed in.

Today I was walking at the Botanical Gardens here in Melbourne and by pure chance I happened to listen to a song that I usually skip. Ligabue has never been among my favourite Italian artists but I have to say that his words came at the right moment, at the right place.

“It is always dreams that shape the world, It is always dreams that make the reality”

If I wouldn’t have decided to have a walk and heard these words, I probably wouldn’t have ever seated to write this blog.

I felt I had to write down my thoughts; it’s time to start all over again like in the old days. I hope you’re ready for this new adventure because I’m motivated and I need your support.

The period of transition lasted more than I expected, but I’m back. Are you ready to start this new journey with me?

Thanks for reading!

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Basta! È la fine, è la fine di un periodo in cui ho trascurato me stesso, le mie passioni, le mie priorità.

Come avrete notato sono scomparso per diverso tempo, mi sono lasciato prendere dalla frenesia degli eventi, dai cambiamenti che stavano accadendo alla mia vita e ho trascurato tutto quello che più mi rendeva felice. 

Ho fatto sacrifici che mai mi sarei immaginato, ho rinunciato a tante cose, forse a troppe cose e ho perso una parte di me stesso.

Oramai tutti saprete che ho lasciato il Giappone trasferendomi a Melbourne, in Australia. L’ho fatto alla ricerca di nuove avventure e nuove esperienze, la mia vita nipponica era giunta al termine del suo percorso e ho deciso di rompere completamente la routine volando dall’altra parte del mondo. 

Voi direte che è stata una pazzia e non posso darvi torto, ma per me non rischiare equivale a non vivere al massimo delle proprie possibilità. Non voglio un giorno dovermi guardare indietro e pentirmi di non aver provato a realizzare quello in cui credevo.

Oggi camminavo per i meravigliosi giardini botanici di Melbourne e per puro caso mi è capitato di ascoltare una di quelle canzoni che solitamente salto. Ligabue non è mai stato tra i miei artisti italiani preferiti ma devo dire che le sue parole si sono presentate al momento giusto, nel posto giusto.

 “Sono sempre i sogni a dare forma al mondo, Sono sempre i sogni a fare la realtà”

Se non avessi deciso di fare una passeggiata e sentito queste parole, probabilmente non mi sarei mai seduto a scrivere questo blog. 

Ho sentito il bisogno di dare voce ai miei pensieri; è ora di rimettersi in moto come ai vecchi tempi. Spero sarete con me in questa nuova avventura perché io mi sento motivato e ho bisogno del vostro supporto.

Il periodo di transizione è stato più lungo del previsto, ma ora si ricomincia. Siete pronti a partire insieme a me per questo viaggio?

Grazie per aver letto!

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Stop for a second…

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Where are you going? Stop for a second, don’t be hurry.

Grown up in a small country town in north Italy, when I moved in the frenetic Tokyo I had to get used to a new pace, I had to speed up every process; in a metropolis like this you have to keep up if you don’t want to lag behind.

As soon as I arrived I felt excited for this new life, for all the opportunities I had. I was excited to be in a different country and for my independence.

However, after a year, a problem occurred. Even if I was proud of my small successes, I didn’t feel happy. It was as if I were never fully satisfied with myself, the joy lasted a moment, immediately after I was craving something else. My insatiable desire to reach new goals was taking me away from a healthy lifestyle, from a simpler one.

One day, in all this chaos, something changed. I stopped for a second, I started thinking, wondering which were my real priorities. Money? Family? Career? Friends? Work? Love?

Which things deserved to come first? All were important, but it was essential to give them an order, I had to find a balance.

In the past I set aside my family, friends and love for money and work success; it was the right thing to do in that specific period of my life.

But now I feel I have to make a change, I want to take a detour from my original path and give the right space to the affections. I want to start building something new, in a new country. I know that the experiences I made in Japan will help me in my next journey and in my other life projects.

I’m looking forward to getting to that plane that will take me back to the country where I left a piece of my heart. Soon I’ll be back in Australia.

Thanks for reading!

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Fermati un attimo…

Dove corri? Fermati un secondo, non avere fretta.

Cresciuto in un piccolo paese di campagna nel nord Italia, quando mi sono trasferito nella caotica Tokyo si sono dovuto abituare a nuovi ritmi, a velocizzare ogni processo; in una metropoli così o corri o resti indietro.

Appena arrivato mi sentivo carico, forte, elettrizzato da questa nuova vita, dalle mille opportunità che mi si presentavano. Ero esaltato dal trovarmi in un paese diverso e dalla voglia di indipendenza. 

Dopo un anno però, si è presentato un problema. Nonostante fossi fiero dei miei piccoli successi, non riuscivo a godermeli. Era come se non fossi mai pienamente soddisfatto di me stesso, la gioia durava un attimo, subito dopo bramavo qualcos’altro. La mia insaziabile voglia di raggiungere nuovi traguardi mi stava allontanando da uno stile di vita sano, fatto di minor pretese.

Un giorno, nel bel mezzo di questo trambusto, qualcosa è cambiato. Mi sono fermato, ho cominciato a riflettere, a chiedermi quali fossero davvero le mie priorità. I soldi? La famiglia? La carriera? Gli amici? Il lavoro? L’amore? 

Quali cose meritavano la precedenza? Tutte erano importanti, ma era fondamentale dargli un ordine, dovevo trovare un equilibrio.

In passato ho rinunciato alla famiglia, agli amici, all’amore per il guadagno e il successo lavorativo; è stata la scelta giusta per il periodo che stavo vivendo in quel momento. 

Ora però sento di dover cambiare, di voler prendere una piccola deviazione dal mio percorso originale e dare il giusto spazio anche agli affetti. Voglio cominciare a costruire qualcosa di nuovo, in un paese nuovo. So che le esperienze vissute in Giappone mi aiuteranno nel mio prossimo percorso e realizzare altri progetti di vita. 

Muoio dalla voglia di prendere quell’aereo che mi riporterà nel paese in cui ho lasciato un pezzo di cuore. Tra poco si parte, si torna in Australia.

Grazie per aver letto!

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Japanese summers & Local festivals

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Are you curious to discover how summer festivals take place in Japan? Colorful paper lanterns, spirit of community and transportation of portable Shrines, learn more about it in this article.

With the beginning of summer in Japan it means also the presence of local festivals called matsuri, term that can literally be translated as “Shinto festival”. They last from dawn to late at night, firmly tied to this religion, japanese believe in the worship of the kami (Shinto Deities), consequently the strength emanating from the primordial energies of Life and the Earth.
Today there are around 100,000 festivals held throughout Japan. During these matsuri it is the only occasion within a year where the kami leave the Temple to which they belong to settle in a portable Shrine. There is therefore a re-establishment of the bond between the kami and local people as well as the development of solidarity in the community itself.
These matsuri are characterized by a high religious expression, occasions during which the locals get together with their intrinsic energy. They are an opportunity to escape from the routine of everyday life, a way to get together with neighbors, relatives and to remember one’s roots of belonging.

During these ceremonies there is always a joyful atmosphere with parades, endless fireworks, games for children and stalls where freshly prepared foods and drinks are sold.

Traditionally, participants wear a yukata and a large number of these festivals include a parade with a portable Shrine, but there is not always one.

Comparable to the transport of Palanquins with Mother Mary in Southern Italy, it is through this mikoshi that the Deity for only one day a year comes out of the temple, enshrines into mikoshi to be carried around the city and bless it. The transportation of the mikoshi is supervised by a Shinto Priest, it is called shintai 神 体 and is carried near the neighborhood by the faithfuls of that particular temple.
There are various people who transport it, if it is small (about 230 kg) around fifteen people are enough; otherwise the bigger it is, the more people are needed (it can even reach sixty people).

Whether it is made by an artesan or pieces are constructed by a factory, the final mikoshi is always assembled with bare hands.

During transport, various kakekoe (掛け声) can be heard, words that are shouted loudly to establish a rhythm, along with traditional songs (jinku 甚句) that vary from region to region.

Each step is regulated by these kakegoe and in the background we can hear the 祭 囃 子 matsuribayashi, that is the orchestra composed of the traditional instruments that accompanies the parade.

Wasshoi, for example, is the most common phrase that can be heard repeating at every step of the mikoshi carriers. It does not have a precise meaning, it is more an incitement for carriers in order to create a unique energy and develop this community spirit. After blessing the city by bringing mikoshi to the various houses and shops, it is taken back to the Temple to which it belongs so that it can then be carried again the following year on the same day.

However with the increasing alarming depopulation pervading Japanese society some of these matsuri are disappearing and the people that carry mikoshi are less and less. Hoping to maintain this aspect of Japanese culture if you happen to go to Japan during the summer don’t miss these traditional festivals.

Article and photos by DAL SANTO MARIA

L’estate giapponese e i suoi festival

Siete curiosi di sapere come si svolgono i festival estivi in Giappone? Lanterne colorate, spirito di comunità e trasporto di palanchini, scopritelo in questo articolo.

L’arrivo dell’estate in Giappone equivale anche all’arrivo dei festival locali denominati matsuri, in italiano questo termine è traducibile letteralmente come “festival Shintoista”. Durano dall’alba a notte fonda, saldamente legati a questa religione i giapponesi credono nell’adorazione dei kami, di conseguenza alla forza scaturita dalle energie primordiali della Vita e della Terra. 

Al giorno d’oggi vi sono circa 100 000 festival svolti in tutto il Giappone. Durante questi matsuri è l’unica occasione nell’arco di un anno dove i kami (Divinità Shintoiste) lasciano il tempio di appartenenza per insediarsi in un palanchino portatile. Vi è quindi un ristabilimento del legame fra i kami e la comunità oltre allo sviluppo di solidarietà nella comunità stessa.

Questi matsuri sono caratterizzati da un’elevata espressività religiosa, occasioni durante le quali gli abitanti del luogo si riappacificano con la loro energia intrinseca. Sono un’opportunità per evadere dalla routine della vita quotidiana, un modo per riunirsi con i vicini, parenti e ricordarsi delle proprie radici di appartenenza.

Durante queste cerimonie vi è sempre un’atmosfera gioiosa con sfilate, interminabili fuochi d’artificio (hanabi 花火), giochi per bambini e bancarelle nelle quali viene vengono venduti cibi e bevande preparati al momento (yatai 屋台). Tradizionalmente i partecipanti indossano uno yukata e un gran numero di questi festival includono una parata con un tempietto portatile, ma non vi è sempre.

Paragonabile al trasporto dei palanchini con la Madonna al Sud Italia, è proprio attraverso questo tempio portabile (mikoshi) che la Divinità per solo un giorno all’anno fuoriesce dal tempio, si insedia nel mikoshi per essere trasportata in giro per la città e benedirla. Il trasporto del palanchino presieduto da un Prete Shintoista viene chiamato shintai 神体 e viene trasportato nei pressi del vicinato da parte dei fedeli di quel determinato tempio. 

Sono varie le persone che lo trasportano, se è di piccole dimensioni (circa di 230 kg), quindi con due travi portanti, sono sufficienti una quindicina di persone; altrimenti più grande è, più persone sono necessarie (si può anche arrivare ad una sessantina di persone).

Sia che venga realizzato da un artigiano oppure i pezzi vengano costruiti per mezzo di una fabbrica, il palanchino finale viene sempre assemblato a mani nude.

Durante il trasporto si possono sentire vari kakekoe (掛け声), ossia le grida di incitamento che vengono urlate a gran voce per stabilire un ritmo, assieme ai canti tradizionali (jinku 甚句) che variano da regione a regione. 

Ogni passo è regolato da questi kakegoe, fondamentali sia per dare un ritmo sia per creare un senso di adrenalina e quindi spronare i portatori a ”sopportare” il peso del palanchino. Assieme a queste grida, sullo sfondo possiamo udire i 祭囃子matsuribayashi, cioè l’orchestra composta dagli strumenti tradizionali che accompagna la sfilata. 

Wasshoi ad esempio è la frase più comune che si può sentire più ripetere ad ogni passo dei portatori del palanchino. Non ha un significato ben preciso, è più un inno d’incitamento per i portatori in modo da creare un’energia univoca e sviluppare questo spirito comunitario. Dopo aver benedetto la città portando il mikoshi per le varie case e negozi, viene riportato al Tempio di appartenenza per poter poi venire ritrasportato l’anno successivo.

Tuttavia con lo spopolamento sempre più allarmante che pervade la società giapponese alcuni di questi matsuri stanno scomparendo e le persone che trasportano i palanchini sacri sono sempre meno. Sperando in un mantenimento di questo aspetto della cultura giapponese se vi capita di recarvi in Giappone durante l’estate non perdetevi questi festival tradizionali.

Articolo e foto di DAL SANTO MARIA

It’s time to say goodbye…

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Hi everybody!

So here we are, who would have thought it? It’s time to say you goodbye, it’s time to leave behind these last few years we’ve spent together.

The more I think about it the more I realise how much you gave me. With you I understood how important is to believe in ourselves and listen to our hearts and not only to our heads. With you I grew up, I learnt to live by my own, to be independent, to get out of difficult situations by myself.

I lost count of how many times you made me angry, how sad and alone you made me feel… But thanks to you I also lived moments of joy that no one else made me feel before.

These years have been important, in fact essential to know myself better. They forced me to open my eyes, to accept things that I didn’t want to see.

I dedicated you sleepless nights, months, years of my life before arriving where I am. With tears in my eyes I feel I have to say you goodbye. Even if my love for you is endless, I don’t think you’re the one I want to spend the rest of my life with.

I think it’s time for me to make a change, to start once again from the beginning, like I’ve already done a few years ago. New adventures are awaiting for me; I have to go. Goodbye Japan, it was great…

Thanks for reading!

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È tempo di salutarci…

E così ci siamo, chi l’avrebbe mai detto. È giunto il momento di salutarti, è giunto il momento di lasciarsi alle spalle questi ultimi anni trascorsi insieme. 

Più ci penso e più realizzo quanto hai saputo darmi. Con te ho capito quanto sia importante credere in se stessi e dare ascolto al proprio cuore e non solo alla propria testa. Con te sono cresciuto, ho imparato a vivere da solo, ad essere indipendente, a cavarmela senza l’aiuto di nessuno anche nei momenti più difficili.

Ho perso il conto di quante volte per colpa tua ho provato rabbia, sconforto, solitudine… Ma grazie a te ho anche vissuto momenti di gioia e spensieratezza che nessun altro ha saputo regalarmi. 

Questi anni sono stati importanti, anzi, fondamentali per conoscermi meglio. Mi hanno costretto ad aprire gli occhi, ad accettare parti di me che non volevo vedere.

Ti ho dedicato notti insonni, mesi, anni della mia vita prima di arrivare dove sono. Con gli occhi lucidi e il cuore che mi si stringe, sento però di doverti salutare. Nonostante per te provi ancora un amore immenso, sento che forse non sei quello con cui voglio passare il resto della mia vita.

Penso sia giunto per me il momento di cambiare, di stravolgere nuovamente la mia esistenza, di ricominciare tutto da capo come feci ormai qualche anno fa. Nuove avventure mi attendono; devo andare. Ti saluto Giappone, è stato bellissimo…

Grazie per aver letto!

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